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Nel 1906 Alessandro Ghigi, studioso zoologo, intervenne al Congresso dei naturalisti Italiani per richiamare l'attenzione sul fatto che l'avicoltura poteva essere un utile strumento per lo sviluppo della ricerca scientifica. Non a caso, infatti, al congresso ornitologico internazionale tenutosi a Londra nel 1905, Seth - Smith del Giardino zoologico di Londra illustrò ampiamente i rapporti tra l'avicoltura e l'ornitologia generale. A quel tempo, infatti, l'eredità dei caratteri e l'ibridismo erano divenuti argomento di moda. Il significato biologico di fecondità e sterilità, la formazione di nuovi caratteri e la loro ereditarietà erano questioni di grande importanza e potevano essere studiate negli ibridi degli uccelli meglio che di parecchi altri gruppi di animali. Teratologia sperimentale, rigenerazione dei tessuti, origine delle differenze sessuali secondarie e altri ancora erano argomenti che avrebbero potuto ricevere qualche luce dall'avicoltura. Sulla base di queste convinzioni Alessandro Ghigi fece approvare, dal Congresso dei Naturalisti Italiani, il seguente ordine del giorno:
“considerata l'importanza dell'avicoltura come ausiliaria alle scienze zoologiche si richiama l'attenzione del Governo sulla opportunità di promuovere e favorire l'istituzione di Stazioni Sperimentali di Avicoltura le quali potranno inoltre giovare al progresso di un'industria agraria di prim'ordine”
Si diceva però, a quei tempi, che al Ministero dell'Agricoltura, che avrebbe dovuto occuparsi di migliorare le condizioni dell'avicoltura, non si vedesse di buon occhio l'istituzione di Stazioni sperimentali e neppure l'acquisto di qualche pollo di razza pregiata a scopo didattico, per il timore che finisse nella pentola del custode.
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