La Rossa di Reggio Calabria

La nostra esperienza nel recupero della biodiversità avicola parte nel 1985 con l'istituzione del Conservatorio nazionale delle razze avicole(2) realizzato con il patrocinio del Ministero dell'Agricoltura e dell'Istituto Sperimentale per la zootecnia di Roma. Questo compito fu acquisito a fronte del trasferimento delle attività svolte dall'ex Stazione Sperimentale di Pollicoltura istituita a Rovigo nel 1917.
Oggi l'attività della Stazione Sperimentale di Pollicoltura è stata trasferita a Veneto Agricoltura ed ecco perché la presenza di un veneto a sostegno del recupero delle tradizioni avicole a Catanzaro.
Per conoscere la storia dell'avicoltura calabra è necessario prima capire come si è evoluta l'avicoltura nazionale.

Storia dell'avicoltura italiana
Per comodità, e per disponibilità di documenti, prendiamo come punto di partenza l'Unita d'Italia e analizziamo quali erano le razze conosciute nel nostro paese a quel tempo: 1860 - 1910. I testi e le informazioni non mancano perché l'attività avicola era curata da esperti e famosi autori come il Balduzzi(4), il Cassella(5), il Marcoaldi(9), il Pascal(10), il Selmi(11), il Serra(12) e il Trevisani(13).
Scorrendo l'indice delle loro pubblicazioni ci si accorge che l'elenco delle razze straniere è ben sviluppato e le indicazioni dei pregi e delle produzioni di queste razze sono dettagliati e ampi. Poche righe invece sono dedicate per le razze locali che si limitano alla Italiana comune, alla Padovana e Polverara a volte confusa con la Padovana. Le indicazioni sulle nostre razze, specialmente sulla Italiana, non erano poi esaltanti: l'Italiana comune, infatti, veniva definita "negletta" e variabilissima nel colore.
Non dello stesso parere erano invece i consumatori d'oltralpe che apprezzavano invece i polli italiani: i francesi, belgi e svizzeri li prediligevano chiamandoli Poulette d'Italie mentre in Germania erano ricercati come Italiener .
In Europa i polli Italiani venivano poi apprezzati anche dagli allevatori che iniziarono a selezionarli per il colore.
Diverso fu invece l'interesse dei ricercatori d'oltre oceano che preferirono i polli italiani per le loro capacità produttive e, incrociandoli con razze diverse, tra cui quelle asiatiche, selezionarono la famosa Leghorn.
Vista questa difformità di opinioni tra gli esperti italiani e la realtà documentata oltr'Alpe e oltre oceano, cerchiamo di verificare qual'era la professionalità degli autori e professori italiani che nei loro libri e trattati trascuravano la biodiversità nazionale diffondendo invece quella straniera; dove avevano acquisito la loro esperienza dato che in Italia non esistevano centri di ricerca ne Università che svolgessero attività nel settore avicolo.
Una risposta a queste domande la ricaviamo conoscendo bene la storia di questi autori illustri e per comodità prendiamo come esempio il Marchese Trevisani che dal 1888 al 1942, in 52 anni di attività, diede alle stampe, oltre a tante altre pubblicazioni, ben 15 edizioni del libro Pollicoltura.
Quali fossero le sue esperienze il Trevisani ce le racconta in una pubblicazione del 1933, pubblicata al di fuori della serie illustre, ammettendo che il suo volumetto fu realizzato in soli 20 giorni. Per quando riguarda le sue esperienze l'autore stesso ammette che due anni e mezzo prima di realizzare il suo libro "Pollicoltura" era del tutto ignaro di cosa fosse l'allevamento del pollo e di come poteva essere praticato.
Nel 1885 bighellonava infatti per le strade di Parigi e la sua attenzione fu attratta da alcuni pulcini che nella vetrina di un negozio servivano ad attirare i visitatori per far pubblicità ad una macchina di incubazione.
Incuriosito acquistò tutti i libri sull'argomento e dopo averli letti, diede alla stampa la sua compilazione.
Ecco quindi data spiegazione di perché nel 1800 e sino agli inizi del 1900 le razze italiane erano poco considerate: i maestri dell'avicoltura altro non erano che traduttori di libri stranieri dove, ovviamente venivano diffuse solo le notizie sulle razze estere dato che nel nostro paese non esisteva nessun centro per lo studio dell'avicoltura.
È stato necessario aspettare sino al 1917 quando, in pieno conflitto bellico, fu istituita la Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo. Il merito si deve al Prof. Alessandro Ghigi, un naturalista prestato all'avicoltura, che si batté per l'istituzione di una Stazione Sperimentale che studiasse l'avicoltura. Non illudiamoci però il suo interesse non era mirato allo sviluppo dell'allevamento dei polli o alla valorizzazione delle razze italiane ma principalmente allo sviluppo degli studi sull'ornitologia.
Non a caso, infatti, al congresso ornitologico internazionale tenutosi a Londra nel 1905, Seth - Smith del Giardino zoologico di Londra illustrò ampiamente i rapporti tra l'avicoltura e l'ornitologia generale.
A quel tempo, infatti, l'eredità dei caratteri e l'ibridismo erano divenuti argomento di moda. Il significato biologico di fecondità e sterilità, la formazione di nuovi caratteri e la loro ereditarietà erano questioni di grande importanza e potevano essere studiate negli ibridi degli uccelli meglio che di parecchi altri gruppi di animali.
Teratologia sperimentale, rigenerazione dei tessuti, origine delle differenze sessuali secondarie e altri ancora erano argomenti che avrebbero potuto ricevere qualche luce dall'avicoltura.
Sulla base di queste convinzioni Alessandro Ghigi, nel 1906, intervenne al Congresso dei Naturalisti Italiani e fece approvare il seguente ordine del giorno:

"considerata l'importanza dell'avicoltura come ausiliaria alle scienze zoologiche si richiama l'attenzione del Governo sulla opportunità di promuovere e favorire l'istituzione di Stazioni Sperimentali di Avicoltura le quali potranno inoltre giovare al progresso di un'industria agraria di prim'ordine"

Storia dell'avicoltura calabra
Il primo, e forse unico, vero impulso allo studio della biodiversità avicola nazionale viene dato con lo sviluppo dell'economia autarchica che, oltre alla famosa "campagna del grano" vede, con il Decreto 3 settembre 1926, l'istituzione, sul territorio nazionale di ben 34 Pollai Provinciali.
Tra questi, nel 1929(6), il Pollaio Provinciale di Catanzaro, unica struttura del genere in Calabria. Compito del Pollaio era quello di aumentare, nell'interesse nazionale, la produzione rurale di avicoli.
Il Pollai di Catanzaro serviva, infatti, da modello e da esempio per gli agricoltori della zona allo scopo di favorire lo sviluppo dell'avicoltura razionale.
All'atto della costituzione del Pollaio Provinciale di Catanzaro, seguendo le direttive tecniche emanate dalla Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo, fu elaborato un disciplinare d'allevamento che aveva lo scopo di selezionare le galline locali. Venne infatti ingiunto di acquistare, al mercato, cento pollastre locali per sottoporle alla prova di deposizione e scegliere poi le migliori. La valutazione delle galline più feconde era facilitata dall'impiego del nido trappola.
La ricerca e la selezione del pollame locale non fu facile e non tutti i 34 Pollai Provinciali riuscirono nell'intento. Il Pollaio Provinciale di Catanzaro però è uno dei 14 Pollai che riuscì nell'intento individuando nei polli a piumaggio rosso(8), il tipo più allevato localmente.
Inoltre, presso il Pollaio Provinciale di Catanzaro non veniva praticato l'allevamento di razze straniere (Rhode Island, Wjandotte, Orpington, ecc.), sviluppato invece in altri Pollai, per aumentare le produzioni del pollame locale.
L'attività del Pollaio Provinciale di Catanzaro riguardava anche la distribuzione, ad allevatori locali, di materiale selezionato come uova feconde, pulcini, pollastri e riproduttori: nel 1931 tale attività raggiunse un importo di 1.810 Lire.
Le galline, denominate "Rossa di Reggio Calabria" sottoposte a controllo della deposizione con il nido trappola hanno mostrato una produzione media di 188(7) uova con punte fino a 206 pezzi.
A parte la particolare colorazione del piumaggio le caratteristiche principali della Rossa di Reggio Calabria sono in linea col la razza Italiana comune e cioè: forma slanciata, pelle e tarsi gialli, orecchioni bianche, cresta semplice ben sviluppata di color rosso come i bargigli, iride dell'occhio color rosso-arancio.
I suoi pregi economici sono rappresentati innanzitutto dalla fecondità, maggiore che in qualsiasi altra razza e inoltre sono buone covatrici. Buona è anche la precocità per cui spesso le pollastre cominciano presto la deposizione delle uova e i galletti sono atti al consumo a tre-quattro mesi.
Infine vi è la rusticità che rende i polli Italiani indifferenti alle variazioni stagionali e idonei a perlustrare giornalmente un ampio territorio procurandosi direttamente notevoli quantità di cibo.
sono infatti queste le caratteristiche peculiari del pollame locale italiano.

La gallina Italiana comuni e i suoi Tipi genetici locali
Su tutto il territorio nazionale venne quindi individuata un'unica razza, l'Italiana comune locale, che, integrata tradizionalmente con le locali tecniche d'allevamento, differiva, in ogni provincia, per la livrea del piumaggio e per la diversa capacità di adattamento alle situazioni locali. Queste differenze sono state acquisite attraverso una selezione massale sulla base di scelte fenotipiche e legata a particolari condizioni ambientali di allevamento: differenti disponibilità di alimenti, differenti criteri di stabulazione, ecc.
I Tipi genetici locali della razza Italiana comune sono circa 60 ma le colorazioni sono molto meno. Ciò sta a significare che le differenze tra i diversi tipi genetici non sono principalmente le caratteristiche morfologiche ma la capacità di adattarsi a particolari situazioni ambientali e tecniche d'allevamento.
Per capire meglio questa diversa capacità di adattamento e lo stretto legame con l'ambiente prendiamo in esame quattro tipi genetici locali della razza Italiana e ne valutiamo, in base ai documenti storici disponibili, le caratteristiche fenotipiche e genotipiche.
I tipi genetici che prenderemo in considerazione sono: la Romagnola, la Trentina, la Sarda e la Leccese.
Per quanto riguarda le caratteristiche fenotipiche si tratta, per tutti e quattro i tipi genetici, di polli a piumaggio dorato, tarsi e pelle gialla, cresta semplice, orecchioni bianchi, iride dell'occhio rosso-arancio, uova a guscio bianco. Si può quindi affermare che tra la Romagnola, la Leccese, la Trentina e la Sarda non esistono sostanziali differenze di piumaggio.
Le differenze sono invece notevoli in riferimento alle caratteristiche genotipiche e principalmente alla loro capacità di adattarsi alle locali situazioni ambientali e d'allevamento.
Prendiamo innanzitutto in esame la razza Romagnola: sono animali precoci ottimi pascolatori e in genere possono bene rappresentare il pollo tipico italiano.
La Trentina, invece, da come racconta il Taibell(14), è una razza tardiva che si avvantaggia nei climi freddi e riesce a sostare in stalla per lunghi periodo durante l'inverno. Tale adattamento deriva da una selezione massale operata dagli allevatori locali che hanno inoltre l'abitudine di scegliere i pulcini per la rimonta dallo schiuse tardive di metà primavera.
Le caratteristiche genotipiche della razza Sarda ci sono raccontate, invece, dall'Ispettorato provinciale dell'agricoltura di Cagliari(1) e del Ghigi(6):

<< L'immissione negli allevamenti rurali di soggetti appartenenti a razze pure, sia per la discontinuità delle introduzioni, sia per la irrazionalità degli accoppiamenti non ha apportato alcun miglioramento apprezzabile in seno alla produzione avicola della provincia.
Mancando sul fondo la casa colonica, la sede dell'allevamento trovasi nei cortili degli agglomerati rurali. I ricoveri sono quasi sempre di ripiego: essi di solito sono rappresentati dalla tettoia del deposito attrezzi, della stalla, del fienile, ecc.
L'alimentazione è irrazionale: costituita quasi esclusivamente da cereali, difetta di proteine, vitamine e Sali minerali. La limitata e sfruttata area dei cortili non consente peraltro che i polli trovino nel razzolare quanto non viene loro somministrato. Inoltre per la distanza che li separa, l'alimento verde molto di rado giunge  dalla campagna ai pollai.
Da ciò si deduce che la sede dell'allevamento consolo pone un limite alla consistenza numerica dei capi, ma influisce sfavorevolmente sulla alimentazione e sul costo di essa.
La rimonta è irrazionale perché di solito le galline di due anni sono le più rappresentate del pollaio.
Il periodo delle nascite "con chioccia naturale" coincide con i mesi di aprile-maggio-giugno>>

La razza Leccese, in ultima, in base alle indicazioni del Ghigi(6),si è dimostrata in grado di resistere al caldo presente nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre, quando le temperature di oltre 45° sono frequentissime. È inoltre in grado di sopportare situazioni di siccità dove le piogge sono assai rare e dove le verdure mancano poiché tutto il terreno si trasforma in una landa bruciata.

Acquisizione della documentazione e della memoria storica per recuperare le tecniche d'allevamento tradizionali
Le differenze tra i numerosi tipi genetici della razza Italiana comune locale sono quindi fortemente legate all'adattamento al territorio e alle tradizionali tecniche d'allevamento.
È per questo motivo che prima di procedere al recupero della razza Rossa di Reggio Calabria è necessario elaborare un disciplinare di conservazione della razza che tenga conto delle tradizioni locali e delle caratteristiche ambientali del territorio.
È appunto questo il primo progetto che andremmo ad attivare per recuperare la razza calabra: dopo ottant'anni collaboreremo ancora con tecnici e allevatori locali per la realizzazione di un disciplinare utile al recupero del pollame locale.

Monitoraggio del territorio
Dopo l'acquisizione delle locali tecniche d'allevamento e la messa in rete di un disciplinare di conservazione è previsto il monitoraggio del territorio per verificare la presenza degli animali. Già altre esperienze (pollo Romagnolo, Polverara, Modenese, ecc.) hanno dimostrato come, a volte, razze ritenute estinte, grazie alla cura di inconsapevoli allevatori custodi, possono essere rintracciate in ambienti dove l'inquinamento genetico non è ancora arrivato. Se localmente non sarà possibile recuperare il Tipo genetico locale il monitoraggio verrà allargato al territorio nazionale e oltr'Alple dove la razza Italiana è ancora allevata.
Già in altre occasioni, a livello internazionale(3) è stato sperimentato con successo il recupero della biodiversità utilizzando soggetti nati e allevati in siti diversi da quello di origine. Non va dimenticato, per esempio, che in diversi allevamenti italiani si allevano polli del tipo Orpington, Combattente indiano, ecc.; queste razze anche se allevate al di fuori della loro area di origine mantengono il nome di razza e quando partecipano a manifestazioni internazionali non vengono esposti come "Orpington selezione italiana" ma solo come "Orpington".
È evidente che il lavoro di adattamento degli animali alle situazioni ambientali locali e alle tradizioni del luogo sarà più lungo e difficile ma certamente non impossibile.
Concordiamo tutti nell'opportunità di recuperare soggetti locali ma non dobbiamo dimenticare che per oltre mezzo secolo in Calabria, come nella restante parte dell'Italia, l'inquinamento culturale è stato più pesante dell'inquinamento genetico dato che, dal dopoguerra ad oggi, in nessuna pubblicazioni ha più menzionato la razza Italiana e i suoi numerosi Tipi genetici locali.

Mantenimento della variabilità genetica
Dopo l'eventuale recupero della Rossa di Reggio Calabria e la diffusione delle tecniche d'allevamento tradizionali si andrà ad aumentare il numero dei capi per realizzare una rete di allevatori custodi. L'obiettivo non sarà più quello di conservare la biodiversità, tra l'altro già raggiunta con il recupero della razza, ma bensì quello di mantenere la variabilità genetica della popolazione e dei singoli individui. Verrà pertanto attuato il "Modello Sostenibile" per la conservazione della biodiversità zootecnica presentato alla Prima Conferenza Internazionale Tecnica sulle Risorse Genetiche  Animali, organizzato dalla FAO lo scorso 3-7 di settembre a Interlaken (Svizzera). 

Bibliografia:
1) Anonimo, 1960. La pollicoltura nella provincia di Cagliari - Pollicoltura anno IX n. 1 pag. 36, Edizioni Encia, Udine;
2) Arduin M., 1988. Conservatorio delle razze avicole in pericolo di estinzione - Consorzio per lo sviluppo avicunicolo e della selvaggina del Veneto, Rovigo;
3) Arduin M., 1994. Il ritorno di Nenè - FAUNO anno 2, n. 8, pag 13-15 - Consorzio per lo sviluppo avicunicolo e della selvaggina del Veneto, Rovigo;
4) Balduzzi C., 1891. Trattato completo delle malattie e dell'allevamento di tutti i volatili da cortile e degli uccelli d'aggradimento - Casa Editrice Giugoni, Milano;
5) Cassella O., 1880. Manuale pratico di pollicoltura - Giovanni Jovene Librajo-Editore, Napoli;
6) Ghigi A., 1931. L'esperimento triennale dei pollai provinciali - Società Tipografica già Compositori, Bologna;
7) Ghigi A., 1933. L'attività svolta dai pollai provinciali negli anni 1931, 1932 e 1933 - Istituto Poligrafico dello Stato, Roma;
8) Clementi F., 1950. La pollicoltura italiana - Novissima, Roma;
9) Marcoaldi O., 1879. La pollicoltura, trattato originale popolare - Tipografia G. Crocetti, Fabriano;
10) Pascal T., 1910. Le esigenze delle galline - Francesco Battiato Editore, Catania;
11) Selmi A., 1876. Il pollaio ossia l'industria dei volatili da cortile - E. Savallo Editore, Milano;
12) Serra E., 1890. L'uovo di gallina e la sua conservazione - Gazzetta Agricola, Milano;
13) Trevisani G., 1892. Pollicoltura - Hoepli, Milano;
14) Taibell A., 1935. Osservazioni intorno ai gruppi di galline per il concorso deposizione uova - Ramo Editoriale degli Agricoltori, Roma;

 

 

 
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