Documentazione storica utile a stabilire l'autenticità del pollo Brianzolo e necessaria per identificarne i "descrittori comuni" fondamentali per riconoscerlo

 

L'origine del nome "Brianza" deriva dal celtico "Bric" che significa altura o collina. Originariamente il nome fu dato solo ad unaltura e successivamente, in epoca medioevale, fu assunto dalla regione circostante, limitandosi però alla zona caratterizzata da un paesaggio collinare. I polli Brianzoli sono infatti i polli allevati sui colli o "... al sole dei colli beati a placidi" come si dirà in seguito.

I primi documenti che parlano dei polli allevati in Brianza risalgono all'inizio del 1800. Risale infatti al novembre del 1809 la memoria del Parroco di Viganò, Carlantonio De Capitani D'Hoe, dal titolo "Memoria prima sull'agricoltura del monte di Brianza" pubblicata sugli Annali dell'agricoltura del Regno d'Italia : contenenti fatti, osservazioni, e memorie sopra tutte le parti dell'economia campestre (Volume 4, Fascicolo 11).

Nella memoria si racconta che l'agricoltore era sempre tenuto a versare tributi in pollame, uova, ecc. che venivano chiamati  appendizj. Inoltre:
... Se si vuol per un momento considerare lo stato del nostro agricoltore, si vedrà che egli ha troppi pochi oggetti da commerciare onde provvedersi le molte cose necessarie al suo stesso sostentamento.
Perlocchè bisogna in loro tollerare il loro pollame.
Vero è però che i polli sono forse il maggiore pregiudizio in questi luoghi che altrove.
Le case masserizie sono d'ordinario o senza o con pochissimo cortile e sono parimenti vicine ai campi e alle vigne le quali sono costantemente flagellate da questi animali. La specie più abbondante è quella del gallo e della gallina, dalle quali si hanno le uova, i pulcini, i pollastri e i capponi da vendere ai mercati. Non vi sono che poche anitre e pochissime oche. I colombi si tengono solo nella parte bassa del nostro territorio
. ....

Nonostante queste condizioni la vicinanza del grande mercato di Milano sviluppò enormemente la produzione del pollame e già alla fine del 1800 il pollo Brianzolo era diventato una leggenda.
Naturalmente molti esperti del tempo tentarono di svelare questo mito e, tra gli altri, ci provo anche il Gonin esperto avicolo molto conosciuto all'inizio del 1900.
Il Gonin infatti scrive:

" ... In Lombardia, nella Brianza, c'è pure una razza pregevole che gode un certo credito, tanto che sul mercato milanese, i polli Brianzoli hanno un valore superiore ai comuni. Le sue caratteristiche corrispondono a quelle della Braekel  (questa è la razza della Campine selezionata, come è noto). Parlo per conoscenza di causa, perché negli ultimi tempi, in cui ebbi l'allevamento di Charavalle Milanese acquistai a Merate di questi polli e ne ebbi dei risultati veramente lusinghieri.
So che ora un allevatore comasco tiene le Brianzole, o per lo meno le mette in vendita, avendo letto su un annuncio su un giornale di allevamento del Belgio, dove le asserisce le migliori e le più sane di tutte le puolettes. Le faccia conoscere anche da noi, troverà gli amatori e gl'intelligenti che le coltiveranno, le selezioneranno, le perfezioneranno ed avremo così un'altra vera razza italiana
.
.... "

Da questa nota sembra dunque che il famoso pollo Brianzolo non sia altro che la solita Braekel. Anche il Trevisani volle far passare la Braekel per Romagnola. Il Gonin e il Trevisani, interessati al commercio di polli con la Francia erano infatti molto attratti nel far allevare queste razze estere in Italia.
Ma le smentite non tardano ad arrivare.
Nel nostro caso la smentita al Gonin arriva nel 1926. In questo caso non sono più "lettere sparse" ma un lavoro scientifico publicato sulla rivista l'Italia Agricola che nel novembre del 1926 dedica un numero speciale all'avicoltura.
In questa pubblicazione risalta l'articolo di Quaglino Luisa dal titolo "L'allevamento del pollame alla Brianzola".
Nella nota, a pagina 543 seconda colonna, si legge:

" ... Il pollame allevato conserva molta uniformità di tipo; costituisce quella che è detta la razza Brianzola locale, ed è assai vicina alla Livornese bianca: livrea biachissima, tarsi gialli, cresta e bargigli di un rosso vivo. ... "

La diffusione di questo tipo di allevamento non deve destare stupore, del resto, verso gli anni '20 - '30, era lo stesso comune di Milano che favoriva l'allevamento del pollame.

Nell'immediato dopo guerra però, negli anni '50, la sua presenza, nei mercati, era molto limitata e i bollettini ufficiali dei prezzi non li menzionavano neppure dato che il pollo Brianzolo non veniva più quotato.
Quella produzione di qualità era andata via scomparendo, il prodotto pregiato non veniva più commercializzato a vantaggio delle produzioni avicole "di serie".
Questo era dovuto all'eccessivo costo di produzione dei polli Brianzoli che venivano allevati ancora con metodo tradizionale al pascolo.
Il pollo Brianzolo era quindi scomparso dalle contrattazioni assieme ai polli pregiati del Veneto e della Toscana mentre restavano ancora pochi polli di seconda qualità del tipo piemontese e romagnolo.
Considerate le notevoli richieste del mercato agli inizi degli anni '50 prese il via, promossa dai mercati di Milano, una programmazione produttiva volta al recupero del pollo Brianzolo attuata con una moderna pianificazione produttiva e commerciale.
Iniziarono quindi alcune esperienze tese a valutare il miglior "programma genetico" allo scopo di
"dimostrare il perfetto ambientamento del nuovo pollo Brianzolo che si presta in modo particolare alla valorizzazione dei fattori mesologici della Brianza."
Tali esperienza, sfociate poi nelle Giornate Avicole di Erba, furono possibili anche grazie alla passione del Dr. Pinardi Capo dell'Ispettorato Agrario della Provincia.
Da queste esperienze uscì il "brevetto" del pollo Brianzolo in grado di offrire "tutte le garanzie di una produzione Brianzola tipica ed economicamente remunerativa".
Dalla documentazione storica, risalente alla metà del secolo scorso, si legge:

"dall'analisi della caratteristiche morfologiche, del nuovo pollo Brianzolo, emerge che esse sono le meglio indicate a dare prodotti che rispondano ai requisiti della produzione Brianzolo classica. Infatti all'alto grado di precocità si aggiunge la pienezza e la rotondità delle linee associate alla produttività con un risultato armonico non comune ad altri tipi genetici;
aggiungasi la caratteristica razziale della pigmentazione naturale dei tegumenti esterni e la prevalenza di un particolare piumaggio e avremo uno standard del pollo Brianzolo così come oggi è richiesto dal mercato del consumo
."

Le esperienze dell'ispettorato Agrario provinciale portarono poi i loro frutti arrivando ad elaborare un disciplinare per la produzione del pollo Brianzolo.
Viene quindi predisposta una pianificazione produttiva dove allevamenti di selezione allevano le idonee razze utili alla produzione del Pollo Brianzolo. I riproduttori selezionati vengono trasferiti negli allevamenti di moltiplicazione dove, in base ad un apposto programma genetico, vengono praticati idonei accoppiamenti e raccolte le uova da dove nascerà il pollo Brianzolo.
Le uova alimentano i Centri di incubazione dove le massaie e gli allevatori possono attingere i pulcini di un giorno.
Per le aziende della Brianza venivano consigliati due cicli all'anno di 50 capi per volta.
Dopo l'acquisto dei pulcini, l'allevamento fino a un mese di vita non deveva essere fatto dalla chiocce, ma dalle allevatrici artificiali. Mediante batterie calde, o piccoli apparecchi radianti le chiocce venivano così sostituite.
Per il contadino Brianzolo non doveva costituire motivo di preoccupazione l'impossibilità di disporre di una sorgente termica artificiale: in mancanza d'altro egli può sfruttare il tepore della sua stalla ponendo la gabbia allevatrice dei suoi 50 pulcini a mezz'aria nella stalla stessa, sospendendola a 1,50 - 2,00 metri di altezza.
Dopo il primo mese di vita il peso dei pollastri Brianzoli era di 400-450 grammi.
Trascorso il primo mese di vita gli animali venivano allevati all'aperto.
In questa seconda fase la vita all'aperto sul "beato terreno" dei "colli ameni" si otterranno dei campioni Brianzoli perché è qui che quei fattori ambientali danno i loro frutti.
Così si ottennero, a quattro mesi di età, prodotti idonei al consumo con un peso morto di 900-1.200 grammi: polli Brianzoli non soltanto nelle caratteristiche morfologiche e strutturali ma soprattutto una qualità gastronomica che nessun allevatore a catena riuscirà mai a produrre.
Per garantire le necessarie condizioni igienico - sanitarie gli Istituti veterinari impartirono le opportune misure profilattiche e le massaie vennero opportunamente addestrate sui mezzi più efficaci per mantenere le condizioni igieniche più idonee per il successo del loro piccolo allevamento. Per esempio non dovevano servirsi delle scatole arrugginite della salsa di pomodoro a guisa di abbeveratoio o mangiatoia.
Il ciclo d'allevamento non doveva essere di 70 giorni, come avveniva nelle produzioni industriali, ma doveva prolungarsi fino a 4 mesi.
Per quanto riguarda il pascolo si consigliava di applicare una rotazione quadriennale:
-  il primo anno il terreno veniva destinato a pascolo per i polli Brianzoli;
- il secondo anno vi si coltivava orzo, o avena o grano;
- il terzo anno si coltivavano cavoli, o bietole o patate;
- il quarto anno si coltivava erbaio o trifoglio;
-  il quinto anno di nuovo pascolo dei polli Brianzoli e così via.
In questo modo veniva garantita la vegetazione necessaria per permettere al pollame la ricerca, in condizioni naturali, di determinati oligoelementi nelle piante verdi e nel terreno che possono assicurare l'acquisizione e lo sviluppo delle caratteristiche tipiche del pollo Brianzolo.
In alternativa il ricovero dei pollastrelli poteva essere collocato convenientemente in consociazione con la frutticoltura.
A quel tempo, in Brianza, usava questo detto:
"tanto vale l'uomo, tanto vale l'allevamento"
Per quanto riguarda il mercato, il prezzo del pollo Brianzolo arrivava a circa tre volte quello del pollo di allevamento intensivo delle migliori qualità.
Al fine di assicurare il successo commerciale al pollo Brianzolo fu rivolta particolare attenzione alla preparazione e alla presentazione del prodotto.
I polli dovevano venire sacrificati non già mediante il cosiddetto "girocollo" vale a dire con la lussazione delle vertebre cervicali, bensì dovevano essere dissanguati con la recisione delle vene giugulari attraverso il covo orale, oppure per mezzo della recisione esterna della stessa. Prima del sacrificio i polli erano tenuti a digiuno per almeno 6-8 ore. Era da osservarsi in modo particolare questa norma perché dalla sua applicazione derivava una migliore presentazione del pollo macellato e nel contempo ne veniva assicurata una più lunga conservazione.
La spennatura doveva essere completa ed accurata, evitando con ogni diligenza gli strappi e ogni altro segno deturpante della pelle.
Poteva essere lasciato un ciuffo di penne sulla cervice del pollo allo scopo di attestare, presso il consumatore, la buona qualità del prodotto.
Inoltre per il mercato milanese poteva essere richiesta anche la permanenza di un ciuffo di penne remiganti delle ali, nonché di 5 o 6 delle penne timoniere più lunghe sul porta-coda.
Di fondamentale importanza inoltre ai fini della conservabilità del prodotto era la eviscerazione. Il pollo doveva essere ripulito del pacchetto intestinale asportandolo attraverso la cloaca. Il ventriglio e lo stomaco ghiandolare potevano rimanere in sito e così pure l'ingluvie. A tale proposito va ricordato che il digiuno di 6-8 ore, prima della macellazione, assicura il perfetto svuotamento di questi organi dai residui alimentari.
Infine si dovevano lasciar raffreddare i polli macellati in un ambiente ben ventilato prima di procedere al loro stivamento in cassetta.

Dalla documentazione risulta evidenti i descrittori per l'individuazione del pollo Brianzolo dato che questo prodotto è stato "Brevettato" negli anni '50 e corrisponde all'incrocio di prima generazione tra gallo di razza Livornese e gallina di razza New Hammpshire.
In base all'attuale normativa relativa alla riproduzione animali i polli Brianzoli, per potersi chiamare tali, devono essere iscritti au un Registro Ibridi come avviane anche per i suini: del resto anche il maiale Nero di Parma o Nera parmigiana è iscritto ad un Registro Ibridi.

 
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